Black Sails e la guerra contro la civilizzazione

Article by · 3 Aprile 2017 ·

Black Sails è una serie televisiva prodotta dalla Starz, canale televisivo americano, che negli ultimi quattro anni ci ha narrato una storia diversa dalla classica contenuta nel romanzo “L’Isola del Tesoro” di Robert Louis Stevenson.

La serie si discosta da esso, anticipando di circa vent’anni le scorribande del Capitano Flint e della sua ciurma. Inoltre, fanno da contorno ai mitici protagonisti del romanzo altri pirati realmente esistiti come Anne Bonny (la leggendaria donna pirata che diede fuoco alla casa del padre e si unì a una ciurma di malaffare a quindici anni), Barbanera e Calico Jack.

James Flint, il creatore del leggendario tesoro, è nella serie un ex tenente di marina esiliato per aver avuto una storia romantica con un lord inglese, Lord Hamilton, e la moglie di lui. Arrivato a Nassau in cerca di manforte per la sua vendetta, dichiara la sua guerra contro la cosiddetta “civiltà”, quella che gli inglesi si ostinano a sbandierare. Nassau, alle Bahamas, è uno dei principali porti degli inglesi durante il periodo coloniale e fu per davvero un avamposto per i pirati che all’epoca serpeggiavano i mari. Qui, Flint conosce e si alleerà diverse volte con il governatore Guthrie e sua figlia Eleanor (altra figura femminile di spicco nella serie che non mancherà di momenti “alti” durante la narrazione).

Civilization is coming (La civiltà sta arrivando), annuncia un Flint preoccupato su una zattera in mezzo al mare al suo secondo, Billy Bones. È proprio in quel momento che il personaggio ci rivela i suoi intenti: non solo sta correndo dietro a una delle più ricche navi di tutti i tempi, l’Urca de Lima, ma vuole annientare coloro che l’hanno umiliato e costretto a quella vita, gli inglesi. Infatti, questi, tacciandolo di omosessualità, l’hanno separato dai suoi affetti e costretto a vivere come un recluso, ai limiti del legale.

Pur parlando di sesso ed essendoci scene molto forti durante l’arco delle quattro stagioni, la serie non argomenta mai in modo banale i temi dell’omosessualità, lo stupro, l’aborto o la fedeltà in una coppia. Jack Rackham e Anne Bonny, per esempio, si giurano fedeltà l’un l’altro; Silver, salito per caso su una nave, finisce per diventare l’ombra di Flint, gettando Billy in un vortice di dubbi morali e psicologici che condurranno i tre – Flint, Silver e Billy – sull’orlo della guerra personale ed emotiva.

Le prime due stagioni, impostate sulla ricerca ossessiva dell’Urca de Lima e la sua conquista, lasciano lo spettatore con la continua curiosità di vedere se Flint riuscirà a ottenere il suo fantomatico tesoro e divenire così il terrore dei sette mari (e, diciamolo non temendo lo spoiler: ci riesce).   Il “problema” della serie sta nella terza stagione che, con una cosiddetta bonaccia letteraria, ha trovato nel pubblico un grosso malcontento perché, in fin dei conti, non vi è molta carne al fuoco (escludendo i tradimenti verso la fine che ci hanno scioccati). Rivendole tutte assieme, ci viene davvero da pensare che le stagioni fossero davvero strutturate così per quel finale che, a distanza di tempo, va a collidere con tutto l’universo che s’è creato attorno a Flint: un universo di doppiogiochisti, corruzione e duelli che ci hanno lasciati col fiato sospeso per ben quattro anni.

Tirando le somme, la serie merita assolutamente di essere vista per la reinterpretazione originale di un classico per ragazzi, per la regia magistrale e per i paesaggi da sogno. E i personaggi?

La battaglia finale, che vede la fine di tutti i protagonisti, fa sì che tutte le linee narrative e tutte le loro vite si scontrino sulla nave del Governatore inglese, incarnazione del male personale di Flint, da annientare e ottenere la libertà.

Passato l’hype, suggeriamo anche un rewatch –magari su Rai 4, che la manda in seconda serata, o addirittura su Rai play–, sperando che aggiungano presto anche l’ultima stagione (così l’hype non passa e possiamo fare binge watching).

Ahoy a tutti!

 


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