The Defenders: non i migliori, ma neanche i peggiori

Article by · 22 Agosto 2017 ·

The Defenders è l’ultima serie Marvel/Netflix arrivata sulla piattaforma di streaming. Creata da Marco Ramirez e Douglas Petrie vede Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist insieme per salvare New York.

Non è la serie migliore di Netflix o Marvel, ma non è neanche la peggiore. Non raggiunge i livelli di Jessica Jones o di Daredevil 1, ma rimangono comunque otto puntate piacevoli. Inoltre, alcuni problemi possono essere comprensibili.

Prima di tutto: gli effetti speciali. Siamo abituati bene, con GOT che domina la scena, ma non tutte le serie hanno il budget de Il Trono di Spade.

Altro punto: l’inizio è lento e bisogna aspettare per vedere tutti i Defenders nella stessa stanza. D’altro canto è anche vero che non è detto che tutti abbiano visto tutte le quattro serie, quindi una presentazione dei personaggi e dei loro problemi è d’obbligo. Allo stesso modo, è giusto spiegare come tutti e quattro i protagonisti si siano ritrovati a combattere lo stesso nemico. Quindi si può, se non “perdonare”, almeno comprendere la necessità di partire con calma ed essere un po’ didascalici per far capire a tutti con chi si ha a che fare.

Una volta che i quattro sono tutti assieme, poi, non è detto che tutti credano a quello che sta succedendo e le cose possano andare subito in modo lineare. Daredevil e Iron Fist sono già a conoscenza de La Mano, ma Jessica e Luke hanno qualche difficoltà in più. Per questo, inizialmente, si creano due coppie: chi sa cos’è La Mano sta con chi non l’ha mai incontrata. Matt e Jessica da una parte, Luke e Danny dall’altra.

L’avvocato e l’investigatrice se la cavano egregiamente. Sono divertenti senza essere ridicoli, realistici, complessi e abbastanza lontani dai cliché. Infatti sono quelli con la serie dedicata di maggior successo.

Il problema con loro due è il caso, troppo presente e comodo quando serve. Sì, la fortuna esiste, ma gli eventi raccontati durano una settimana. Se per loro due è sempre così allora potrebbero smettere di lavorare e giocare sempre alla lotteria.

L’altra coppie invece… Danny, cresciuto e addestrato da saggi monaci per 15 anni, sembra un bambino viziato. Che poi era anche uno dei problemi della sua serie. Luke è sempre uguale, il buono costretto a essere cattivo.

Anche se entrambi dovrebbero essere in grado di vedere oltre le apparenze (considerate le loro esperienze), rimangono bloccati nella loro visione delle cose. Il conflitto tra loro sembra forzato, messo in scena perché necessario agli autori, ma meno ai personaggi. Avrebbero potuto parlare di tante cose, razzismo, classismo, religione. Invece c’è solo qualche pallido scambio di battute che viene dimenticato.

Danny ha anche un altro problema: Iron Fist sembra un jolly per le scelte stupide. Quello che fa e le decisione che prende portano avanti la storia, ma non sono sensate o giustificate dal carattere del personaggio. Se l’Iron Fist fosse stato un personaggio X sconosciuto non sarebbe cambiato molto. Discorso simile per Luke, che non va oltre la sua apparenza, restando il tizio grosso dal cuore d’oro. I due sono meno potenti di Jessica e Matt e si sente.

Malgrado questo gli autori sono abilmente risciuti a far sì che nessuno tra i quattro  diventasse il boss una volta formatosi il gruppo. Nessuno si è annullato per l’ego dell’altro e tutti i poteri si sono rivelati alla pari tra loro.

Un’impresa non semplice e degna di nota, che però passa in secondo piano quando ci si sposta a guardare i dialoghi. Se all’inizio qualche spiegone ci stava, arrivati alla seconda metà la didascalicità diventa eccessiva. Conflitti e cambiamenti dei personaggi sono più detti che mostrati. In otto puntate c’era il tempo di mettere in scena di più.

Parlando di cose mostrate e basta: i combattimenti. Sono belli, ma senza scambi di battute o sguardi. Senza un sottotesto, rimangono un po’ vuoti. Il che è un peccato, visto che la storia raccontata è bella. Senza colpi di scena esclatanti e con nemici non troppo affascinanti (ma comunque solidi e sensati), ma piacevole e dai risvolti interessanti.

Insomma, Defenders ha dei punti deboli e a volte sembra troppo lenta, ma non per questo non merita di essere vista. Ha i suoi momenti e per quelli vale la pena. Il finale della quarta puntata o la color correction che varia a seconda del personaggio sono solo alcune delle ragioni per cui vale la pena di avere un po’ di pazienza e guardare comunque la serie.

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