Detective Pikachu, la recensione del film dei Pokémon!

Article by · 24 Maggio 2019 ·

Negli ultimi anni, principalmente per volere della Disney, i live action hanno iniziato a spopolare, tra critiche e commenti più o meno negativi. Quando, tempo fa, era giunta la notizia di un film di Detective Pikachu con attori in carne e ossa, quindi, molte reazioni non sono state delle più positive. Ebbene, chi non ha creduto in questo film potrà ricredersi.

Detective Pikachu, tra Pokémon e giallo

La storia ruota attorno al ventunenne Tim, figlio dello scomparso Detective Harry Goodman, il quale, al contrario del resto del pianeta, non è un gran fan dei pokémon, al punto da non volerne neanche uno come compagno. Diversamente dalla realtà a cui ci hanno abituati animazione e giochi, in questo film non vediamo combattimenti tra pokémon e sfide tra allenatori, anche se sembrano comunque far parte di questo mondo. Le persone qui sono accompagnate da un solo pokémon, che vive e collabora con loro. L’unica pokeball che si vede è all’inizio del film, quando Tim, spinto da un suo amico, prova a usarla per catturare (fallendo) un Cubone. Perché qui i pokémon funzionano come le bacchette in Harry Potter: devono sceglierti. 

Questo si vede ancora meglio a Ryme City, metropoli cresciuta sulle fondamenta della convivenza tra umani e pokémon per volere del miliardario Howard Clifford dove Tim è costretto ad andare per sistemare le ultime questioni riguardanti la morte del padre. Tim e Harry, dalla morte della madre di lui, si sono allontanati, al punto che Tim è cresciuto con la nonna. Ma quando, arrivato a Ryme City, incontra il Pikachu di suo padre e scopre di poterlo comprendere quando parla, si trova quasi costretto a dover indagare sugli eventi che hanno portato alla scomparsa di Harry. La coppia appena formatasi quindi si trova invischiata in un complotto, ovviamente più grosso del previsto.

Detective Pikachu, Mewtwo e tante vecchie conoscenze a Ryme City

Il film, che si svolge praticamente tutto a Ryme City e segue la ricerca di Harry da parte di Tim e Pikachu, mostra più pokémon di quanto non si sarebbe potuto sperare. Tra i teneri e pucciosi bulbasaur, un gyarados fuori dal suo ambiente naturale e un bel po’ di aipom più o meno amichevoli a seconda della situazione, svetta sicuraente Mewtwo. Si tratta, giustamente, dello stesso Mewtwo comparso nel primo, storico film dei pokémon ben vent’anni fa, come viene confermato qui.

Malgrado la sua presenza, però, qui non viene utilizzato come antagonista principale. La storia è giustamente tutta nuova, così come il luogo in cui si svolge. Senza negare ciò che viene detto nelle altre storie dedicate ai pokémon, infatti, Ryme City viene descritta come un luogo unico nel suo genere. Se già all’inizio viene chiarito che i pokémon devono scegliere di seguire un allenatore, in questa città vivono in armonia con gli umani, anche se a dirla tutta mancano dei luoghi veri e proprio costruiti appositamente per i pokemon. Sembra più che altro che si siano trasferiti di loro spontanea volontà a Tokio.

Malgrado questo dettaglio, il rapporto di amicizia che lega pokémon e umani è chiaro. Anche grazie al fatto che non si vede mai qualcuno richiamare una delle creature da una sfera poké. L’unica volta in cui vediamo dei pokémon rinchiusi da qualche parte, si tratta di un’azione compiuta dai cattivi.

Media diversi, storie nuove

Detective Pikachu, come film in sé, è divertente e appassionante, capace di mantenere l’interesse per la storia senza fare fatica. Tra i suoi tanti lati positivi c’è il fatto di riuscire a sfruttare bene il media scelto.

Seguendo Tim a Ryme City, infatti, ci si trova in un mondo che conosciamo bene, delineato però in maniera diversa rispetto a come era avvenuto in precedenza. In questo modo, con nuovi personaggi e nuove situazioni, i fan di vecchia data hanno potuto vedere qualcosa di più di una realtà che già conoscevano. Si è andato ad ampliare il regno dei Pokémon senza danneggiare ciò che è sempre stato. Insomma, è simile a ciò che è avvenuto agli inizi di The Walking Dead. Lì sono stati modificati diversi punti rispetto al fumetto, proprio per due motivi fondamentali: dare qualcosa in più oltre alla storia di partenza e tenere conto del media utilizzato. Ciò che funziona in un fumetto non è detto che vada bene in televisione, e così via.

Tutto molto bello

Ma non perfetto, ovviamente. Essendo un film di base creato per un pubblico giovane, alcune svolte di trama possono essere facilmente intuibili. Allo stesso modo, si può patire un po’ la presenza di battute non del tutto necessarie e messe appositamente per spiegare ad alta voce cose altrimenti intuibili. La storia, molto concentrata su Tim e la sua ricerca del padre in uno stile quasi noir (almeno nella fotografia dei luoghi all’interno della città), lascia in secondo piano gli altri personaggi.

Ne è un esempio Lucy. Questa giovane stagista del giornale della città dovrebbe essere il love interest/aiutante di Tim, ma di lei si sa molto poco. Lo stesso discorso si può fare per il migliore amico di Tim, che compare solo all’inizio del film. La madre è una figura eterea di cui non si sa praticamente nulla. Tuttavia, è qualcosa di così negativo in una storia del genere? Tutto sommato, no.

È un film che prosegue per la sua strada, divertente e piacevole che rispetta le promesse fatte nei trailer. E poi ci sono i Pokémon!


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