Extinction: la recensione del film fantascientifico di Netflix

Article by · 29 Luglio 2018 ·

Extinction è il nuovo film di Netflix di fantascienza diretto da Ben Young e scritto da Spenser Cohen. Il film è stato dal 2013 nella Black List delle migliori sceneggiature non prodotte di Hollywood e ora, con Netflix è finalmente disponibile per tutti. Ma sarà un bene?

Extinction: tra fantascienza, horror, thriller e già visto

Il protagonista è Peter (Michael Peña), un uomo di mezza età, sposato, con due figlie e un lavoro normale. Niente di speciale, non fosse che da un po’ tempo ha iniziato a fare alcuni strani sogni. Sogni dove la sua famiglia viene attaccata, sogni di morte pura. Sogni che lo portano ad allontanarsi dalla famiglia e ad avere problemi nella vita di tutti i giorni. La moglie, preoccupata per lui, gli consiglia di andare da un medico, ma lì, nella sala d’attesa, incontra un’altra persona affetta dallo stesso problema. Da quel momento in poi la situazione precipita, degli alieni invadono la Terra come nei sogni di Peter. Lui e la sua famiglia, (la moglie e le due figlie) si trovano intrappolati in un palazzo e da lì devono scappare, per tentare di sopravvivere alla crisi.

Ebbene, niente di nuovo. La Terra viene invasa, bisogna salvarsi e poi salvare la Terra. Questo, aggiunto alle due figlie che sono fondamentalmente inutili e solo capaci a frignare, non rende Extinction il miglior film di sempre. Anzi. Visto il mood del film, incentrato sulla famiglia e su un eroe abbastanza classico, è difficile sentire la tensione della parte horror/thriller. La fuga dai nemici e il tentativo di salvarsi la vita ci sono, ma non si percepisce un vero e proprio pericolo. Forse perché gli effetti speciali non sono dei migliori, o perché i personaggi, malgrado l’abilità degli attori, non sono niente di nuovo, o forse perché è millesimo film di invasioni e famiglie che devono salvarsi, ma il tutto diventa velocemente noioso. Sappiamo benissimo che quando crolla qualcosa le bambine non verranno schiacciate, per esempio. La plot armor che protegge la famigliola protagonista è ben evidente.

Un’idea carina

Ma sviluppata male. Più o meno dopo un’ora di film, quindi ben oltre la metà, arriva una rivelazione che potrebbe cambiare le carte in tavola. A questo punto, però, l’interesse è già scemato e viene da chiedersi solo perché sia stato deciso di parlare di questa parte di storia in modo così passivo. In pratica, la parte più interessante del film viene raccontata e intravista in qualche visione. E se lo spirito è quello del “alla fine una volta che ti avvicini a qualcuno non è che sia così diverso da te”, che è sempre un bell’insegnamento, di certo si poteva trovare un modo migliore per metterlo in scena.

Soprattutto si sarebbe potuto evitare di rendere la questione così didascalica. Dal momento in cui si passa all’azione viene tutto spiegato in modo quasi ossessivo. Non si tratta di questioni particolarmente complesse, ma qui, al contrario di quello che succede in altri film, viene praticaente detto tutto ad alta volce. Certo, almeno viene chiarito come gli autori sapessero di cosa stavano parlando nel momento in cui hanno scritto Extinction e non hanno usato la fantascienza per far accettare cose che altrimenti non avrebbero avuto senso. Ma si può trovare una via di mezzo tra gli spiegoni ogni due battute e l’ignoranza totale.

Insomma, alla fine…

Extinction non è niente di che. È un film per gli appassionati di fantascienza che si guarderebbero qualsiasi cosa con gli alieni. O da guardare mentre si cena, visto che perderne un pezzo non crea problemi.

I personaggi un po’ noiosi e la storia non esaltante non ne fanno certo un gran film. Potrebbe passare la domenica pomeriggio in tv, quando non si presta attenzione a quello che c’è sullo schermo. L’unico punto di luce è la rivelazione verso la fine, che però non riesce ad avere l’effetto sperato. Sembra un po’ di trovarsi davanti a una puntata di Black Mirror che non ci ha creduto abbastanza. Perché non basta avere un buono spunto, se manca tutto il resto.