Good Girls: cosa può uscire di buono da una rapina?

Article by · 28 Febbraio 2018 ·

La storia di una crisi

Cosa succede quando tre donne, tre madri, si trovano in piena crisi di vita? Si lamentano tra loro? Scelgono di fare un film? O scelgono di rapinare un supermercato?
Se avete scelto la terza opzione, allora avete beccato la trama della prima puntata di Good Girls, la nuova serie della NBC.

Ci sono tre donne, tre madri, diverse tra loro, unite principalmente da due cose: sono amiche e hanno una vita con dei problemi. Beth (Christina Hendricks) è una casalinga, ha quattro figli ai quali ha dedicato tutto, e un marito non alla sua altezza, incapace di gestire la sua vita. Ruby (Retta) ha una figlia con gravi problemi di salute e il suo stipendio da cameriera, aggiunto a quello del marito, non è sufficiente per le cure. Infine c’è Annie (Mae Whitman), sorella minore di Beth. Cresciuta troppo presto, diventata madre a 17 anni, ora è incastrata a fare la cassiera e litigare con l’ex-marito.

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Quando i problemi aumentano, raggiungono e superano il limite, la soluzione diventa una: soldi. E l’unico modo che hanno per averli è la rapina. Ma che le cose vadano bene o male è sempre bene ricordarsi dell’effetto farfalla: basta un piccolo evento per cambiare tutto. E una rapina non è una cosa “piccola”.

Good Girls è una bell’idea, ma la pratica…

Come concetto non sarà originalissimo, è vero. Breaking Bad lo aveva già fatto dieci anni fa. Tuttavia siamo pieni di serie che partono da idee già viste, non per questo non valide. Mettere tre donne tanto diverse al centro della storia non è male. Questo, aggiunto alla situazione surreale in cui si trovano, dà vita a una buona dose di conflitto, sia tra le protagoniste, sia nel mondo circostante.

Il problema maggiore però è uno, semplice e chiaro come i capelli di Cumberbatch quando interpretava Assange: questa serie vuole essere “da donne”, nel senso negativo. Le tre protagoniste sono interessanti separate. Beth è tosta, tostissima, prende in mano la situazione quando le altre si bloccano. Ruby è dolce e protettiva, ma proprio per questo quando alle sue compagne sfuggono le cose di mano lei le rimette davanti alla realtà. Annie sembra infantile, ma è disposta a qualsiasi sacrificio per coloro che ama. Tutte assieme dovrebbero poter sconfiggere ogni male e, invece, quando si trovano nella stessa stanza diventano lo stereotipo del gruppo di amiche. Lo stesso vale quando diventano madri sullo schermo.

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Sembra che cambi serie: da una parte c’è Good Girls, quelle della rapina, quelle che finalmente hanno deciso di prendere in mano la loro vita, senza farsi più schiacciare dagli altri.
Dall’altra abbiamo tre personaggi che quando sono assieme diventano lo stereotipo delle amiche, perdendo il 90% delle loro caratteristiche, (e lo stesso capita quando si trovano o parlano dei figli). Si trasformano ne: la casalinga, la madre della bambina malata e la ragazza-madre.

Quindi Good Girls merita di essere vista?

Forse. Il pilota è in crescendo, parte che sembra l’ennesima serie che ti dice “guarda quanto sono da donne toste”, mostrando sempre le stesse cose. Sembra qualcosa di leggero che vuole presentarsi come profondo. Andando avanti però le cose cambiano, la rapina e l’entrata nella realtà della criminalità rimescolano le carte in tavola. Il tono si fa più pesante, gli eventi più intensi. La storia diventa più crudele verso le sue protagoniste. Il problema però è quando si torna nel mondo “reale”, dove tutto diventa normale e la vita è quella di tutti i giorni. 

Good Girls è un po’ una scommessa, se il finale della prima puntata promette tanto, l’inizio lascia presagire ben poco. Il punto quindi è: questa serie continuerà in crescendo (facendosi perdonare le pecche della prima puntata) o anche negli episodi seguenti per avere la parte buona si dovrà aspettare la fine? Perché c’è già The Walking Dead che fa così, ed è insopportabile. Non serve a niente una versione “dolce e rosa” di Breaking Bad. Serve una serie con una personalità sua.

 


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