Good Omens: il bene, il male e tutto quello che c’è in mezzo – Approfondimento

Article by · 3 Luglio 2019 ·

Prima di iniziare: per quanto questo articolo possa venire letto anche senza aver visto Good Omens, è possibile che all’interno ci siano piccoli spoiler.

L’ultima grande serie firmata Amazon, Good Omens, ha fatto il suo trionfante debutto ormai da qualche tempo ed è riuscita a conquistare molti fan.

Chi c’è in Good Omens

Per ricapitolare velocemente, Good Omens parla di un demone, Crowley (David Tennant) e un angelo, Azraphel (Michale Sheen), che devono fermare l’apocalisse. Entrambi vivono sulla Terra dall’inizio dei tempi, hanno assistito alle diverse tragedie compiute dagli uomini e da Dio e sono i contatti per le rispettive fazioni tra il regno mortale e quelli ultraterreni, inferno o paradiso che sia. Malgrado provengano da due fazioni distanti, dopo secoli e milleni di convinvenza, hanno finito con il collaborare e fare amicizia, oltre a legarsi affettivamente anche alla Terra stessa.

Sentimenti che non sarebbero dovuti esistere, ovviamente. Sia perché angeli e demoni dovrebbero odiarsi a vicenda e volersi sterminare l’un l’altro, sia perché la Terra, presto o tardi, diventerà il palcoscenico dell’apocalisse, così da poter portare a termine la battaglia tra le forze del bene e quelle del male. Radendo al suo suolo tutto ciò che c’è nel mezzo. Compreso, quindi, tutto ciò che unisce Crowley e Azraphel.

Apocalisse, fine del mondo, bene e male

All’interno di Good Omens si possono trovare diverse grandi battaglie spesso utilizzate nella narrazione. C’è l’apocalisse e la necessità di doverla prevenire, evento che coloro che seguono le serie sovrannaturali sicuramenti avranno già vissuto: Supernatural degli scontri tra angeli e demoni ne ha fatto il suo marchio di fabbrica nel corso di una gran quantità di stagioni; Buffy si è trovata spesso a scontrarsi con creature infernali, anticristo compreso. Le Terrificanti avventure di Sabrina e Lucifer hanno mostrato entrambi un volto diverso di Satana, solo per citare alcuni prodotti che si sono dilettati nel gioco dell’apocalisse, divinità e dintorni.

Che l’apocalisse e la fine del mondo non siano necessariamente lo stesso evento ci è stato insegnato dai diversi film anni ’90 in salsa catastrofica. Il primo è qualcosa di negativo, ma necessario per un piano più grande. La fine del mondo invece avviene per mano della natura matrigna o della sconsideratezza dell’uomo. È qualcosa che si può e si deve fermare, anche senza bisogno di interventi divini. Ed è qui che viene introdotta la questione, per altro in modo per niente velato, di cosa significhi bene contro male. Se l’apocalisse è per forza di cose la battaglia che darà fine a tutte le battaglie, l’evento che i buoni temono e i malvagi anelano, perché mai dovrebbe essere necessario per portare la pace eterna?

L’umanità corruttibile e che corrompe

Ciò che ha portato alla rovina sia Crowley sia Azraphel è stato il fatto di aver dovuto convivere a lungo con il genere umano, o questa almeno sembra la spiegazione più semplice. Suona molto come l’accusa mossa da Saruman a Gandalf quando gli dice che il tempo passato tra gli hobbit lo ha reso molle. Nessuno prende mai in considerazione la possibilità di essere corruttibile tanto quanto coloro che vengono accusati di essere stati corrotti. In pratica, nessuno considera mai possibile l’idea di essere nel torto, di essere umano. Di poter sbagliare. Alla fine è questa mancanza di umanità il punto debole dei grandi.

Cosa desiderano angeli e demoni? Nulla, se non la fine di una lunga attesa. Certo, non si può negare che qualcuno si sia divertito nel mentre, ma alla fine dei conti le due fazioni sono come i protagonisti di una commedia romantica: hanno solo una cosa in testa. Concentrati sul loro scopo, sostenuti dalla convinzione di essere guidati da una mano sacra e di star seguendo l’unica strada possibile, non si rendono conto di quanto sia più grande il mondo. Due eserciti immensi, con nelle mani quello che dovrebbe essere un potere praticamente infinito, hanno la capacità di ragione di Anakin Skywalker in Star Wars III – La Vendetta dei Sith. Non uno dei suoi momenti più brillanti.

Invece cos’è che anima i desideri dell’umanità e dei protagonisti? Tutte quelle cose basse e peccaminose che trovano posto sulla Terra. Il buon cibo, l’arte, la letteratura, le macchine. Il possesso più in generale. L’amore e l’amicizia, la paura di restare soli o di morire. Soprattutto, in mezzo a tutto questo marasma di emozioni e sentimenti, c’è il dubbio. Se da una parte angeli e demoni vivono nella certezza di star facendo la cosa giusta, Crowley, Azraphel, il giovane anticristo cresciuto da un’inglesissima famiglia di umani e tutto il loro contorno, bé… vive senza sapere di preciso quale sia il modo migliore per agire. Perché, alla fine, non è questo ciò che rende umani? Il dubbio che porta a mettere in discussione tutto, la curiosità che fa andare verso nuove scoperte?

La fregatura del libero arbitrio

L’unica differenza tra Azraphel, Crowley e i loro simili è che i primi due sono stati a contatto con i mortali, sciogliendosi dalle catene di comando delle due fazioni. Gli angeli e i demoni rimasti a casa, invece, non sono mai stati in grado di guardare oltre il loro naso e farsi domande. Proprio la capacità di mettere in dubbio ciò che viene considerato ineluttabile che permette ai protagonisti di andare avanti rischiando il tutto per tutto.

Così il libero arbitrio, che ha contagiato l’angelo e il demone come una malattia pericolosa, non è ciò che condanna gli uomini a fare la scelta sbagliata, ma li rende in grado di trovare una terza via in una situazione che sembrerebbe a prima vista disperata. Il confine tra buoni e cattivi si fa labile in Good Omens, dove entrambe le parti sognano la guerra. Non c’è nulla di onorevole nel morire sul campo di battaglia e distruggere ciò che si ha attorno, niente di nobile nel portare a compimento un destino non richiesto e nessuna soddisfazione nel negarsi i piaceri della vita. Nemmeno l’idea della pace eterna alla fine dell’apocalisse sembra avere effetto sui personaggi: Azraphel, che tra tutti sarebbe quello in grado di goderne maggiormente, non si esalta al pensiero di perdere la sua libreria o la possibilità di gustare cibi diversi.

Una volta che si sa di poter scegliere, che ciò che è stato scritto può essere cambiato, diventa impossibile provare a non farci più caso per i nostri personaggi. Così nemmeno il fatto di essere l’anticristo sembra un destino da cui è impossibile sfuggire. Angeli e demoni scoprono di non avere poi così tante differenze e di non essere condannati a essere buoni o cattivi per forza di cose. Sono tutti padroni del proprio futuro, signori delle proprie scelte, vittime di nessuno se non di loro stessi.

Forse è anche per questo che Good Omens ha fatto discutere. Certo, è stata fatta una petizione per chiedere la cancellazione della serie (a Netflix, casa di produzione sbagliata) perché blasfema e Neil Gaiman in persona si è trovato a rispondere un troll via Twitter, sconteto del fatto che la voce di Dio sia femminile e che Adamo ed Eva siano neri. Ma ciò che racconta questa serie va ben oltre ai semplici fatti narrati. Dice ai suoi spettatori, neanche tanto tra le righe, che nulla è deciso, niente è ineluttabile (ciao Thanos) e c’è sempre un modo per trovare una soluzione migliore. Non si è destinati a essere vittime o carnefici.


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