Good Time: il ritorno del Pulp

Article by · 22 Gennaio 2018 ·

Pulp’s not dead

Quando sembra che il cinema hardcore non esista più, ecco che i fratelli Sadfie sfornano Good Time, la loro ultima perla arrivata in Italia l’11 gennaio grazie a Netflix.
Interpretato da Robert Pattinson e Ben Sadfie, il film racconta gli eventi di una notte di follia e crimine, dove Pattinson tenta il tutto per tutto per salvare il fratello. Con un’estetica allucinata, fatta di ombre e neon, e una storia dura e cruda, Good Time è senza dubbio un capolavoro del cinema pulp e del neo-noir contemporaneo.
La storia comincia con Nick, interpretato da Ben Sadfie, mentre parla con il suo assistente sociale. È subito chiaro che Nick ha un notevole ritardo mentale e che le domande più semplici dell’assistente lo mettono in seria difficoltà, fino a farlo scoppiare in lacrime. Sin dalla prima scena, il film mette in chiaro una cosa: quello che vedremo non ci piacerà.

Una notte di follia e crimine

Dopo il crollo di Nick, suo fratello Connie, interpretato da Pattinson, irrompe nello studio e lo porta via, dicendo che l’assistente non lo sta aiutando.
Naturalmente, l’alternativa per aiutare un ragazzo con problemi mentali non è certo quella di portarlo a fare una rapina in banca, ma per Connie lo è. Per una lunga serie di motivi, la rapina non va come previsto: Connie deve nascondere i soldi e fuggire, mentre Nick viene arrestato dalla polizia.

Per Connie, questo è l’inizio di una lunga nottata in cui dovrà trovare il modo di pagare la cauzione di suo fratello, prima che l’ambiente brutale della prigione lo spezzi. Purtroppo, nemmeno i soldi della rapina sono abbastanza a pagare la libertà per Nick, che nel frattempo è finito in un ospedale dopo un violento pestaggio da parte dei compagni di cella. Connie farà una scelta folle, guidato dall’amore per il fratello.

Un antieroe, quelli  con l’Anti- maiuscolo

Good Time è uno di quei film che passano un po’ in sordina, ma che offrono enormi potenzialità, a partire da Robert Pattinson. Dopo un lungo periodo intrappolato nel personaggio del vampiro bello e tenebroso, è una sorpresa vederlo nei panni di un criminale da due soldi puro e maledetto.
Questo non è un protagonista che cerca di piacerci, non cerca la simpatia del pubblico. Persino l’unico elemento che può generare empatia, l’amore per il fratello disabile, dopo un po’ non regge il confronto con tutto il male che farà agli altri senza preoccuparsi.
In una folle corsa di una notte, Connie lascia alle sue spalle dolore e distruzione, sfrutta persone fragili e disagiate quanto lui per poi abbandonarle al loro destino, sullo sfondo di una città degradata.

I Sadfie sanno di cosa parlano, quando parlano di ghetto

E il degrado qui è palpabile, il degrado si respira a pieni polmoni: non i ghetti stereotipati, con le gang all’angolo e le macchine scassate, i campi da basket in cemento crepato; qui la povertà, la disperazione, il disagio sono autentici e guardano lo spettatore negli occhi.
Good Time non è affatto un film per tutti, eppure è un film che tutti dovrebbero vedere: è lontano dalla correttezza politica di Hollywood, non cerca di dare messaggi o spiegare il perché di quello che accade. Good Time è una storia di amore fraterno in un contesto urbano fatto di crimine e violenza, un concetto tanto semplice da colpire lo stomaco senza mezzi termini.
Con i fratelli Sadfie, il B-movie di qualità, il noir veramente senza speranza, gli antieroi spezzati e sconfitti in partenza rivivono più potenti e cattivi che mai, senza chiedere scusa a nessuno.


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