Il Petalo Cremisi e il Bianco: I Dis-adattati

Article by · 21 Marzo 2017 ·

I Dis-adattati, una rubrica d’informazione sugli adattamenti dai libri di cui (non) si sentiva il bisogno. Membro del team “Ma era meglio il libro!”, si snocciolano a tempo perso le motivazioni per cui una serie/film è riuscita o meno, senza offendere (troppo nessuno).


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Il petalo cremisi e il bianco

Il petalo cremisi e il bianco è un romanzo di ricostruzione storica vittoriana che verte sulla vita di una giovane prostituta, Sugar (Romola Garai), “riscattata” da un ricco borghese che la invita a vivere nella sua casa. L’uomo, un profumiere, ha una moglie malata di mente e una figlia cresciuta da una serie di bambinaie che non riescono in alcun modo a calmarla. L’arrivo di Sugar nella magione e il suo rapporto con la bambina cambieranno radicalmente la vita degli abitanti della casa, da sempre in cerca di una felicità quanto più fuggevole, in una Londra fumosa come quella.

The crimson petal and the white

Il romanzo di Michel Faber, acclamato al suo arrivo nel 2002 come “miglior romanzo di ricostruzione storica”, ha trovato nel suo adattamento degli ottimi punti di riflessione e altri punti che risultano un po’ stantii. La relazione tra Sugar e il suo “sugar daddy”, Mr. William Rackham (Chris O’ Dowd) presenta da subito dei problemi nell’adattamento BBC, visto che il loro incontro avviene nel bordello di lei e ci viene mostrata durante una sessione “orale”. Il resto del romanzo, come le quattro puntate, viene gestito concentrandosi principalmente sui bisogni dei personaggi, quasi tutti, anziché le loro pulsioni sessuali.

The crimson petal and the white

Per quanto la storia sia rimasta molto fedele al libro, il risultato finale è un ottimo cast che recita su un testo che sicuramente poteva rendere di più, se non ci fosse stata la censura (però necessarissima).

Romola Garai, in particolare, presentandoci una Sugar più grande rispetto al libro, rispecchia senza scuse una prostituta che è disposta a tutto pur di migliorare la sua condizione sociale, anche crescere la figlia di un’altra donna e sottostare a qualunque ordine del suo master sessuale.

Rackham, interpretato da un Chris O’ Dowd al massimo del suo cinismo, mostra tutti i difetti di un uomo di quel tempo; non solo non spiega alla moglie cosa le stia accadendo durante le fasi della vita (mestruazioni, gravidanza, parto), ma si limita a chiuderla a chiave nella sua stanza, abbandonandola a sé stessa e alla sua mente non proprio sana.

La moglie, una Mrs Rackham arresa alla sua mente e che torna in sé solo quando si rende conto che non solo ha una figlia, ma anche un’estranea che la sta crescendo, decide di rompere quella gabbia dorata in cui il marito l’ha posta, facendo precipitare la narrazione e ponendo il marito in una posizione scomoda, con una vedovanza inaspettata e una mistress che non aspetta altro che il riconoscimento della loro relazione per riscattarsi dal suo ruolo sociale. Il rifiuto finale, come quello che c’è all’inizio sul cambiamento del proprio io, porterà Rackham alla rovina, rimasto legato all’apparenza che tutti s’aspettano da un gentiluomo del suo livello.

Si consiglia almeno la lettura del libro prima dell’approccio alla serie, per non perdere la bellissima ricostruzione storica che fa Faber (in più di ottocento pagine).

 

 

 


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