La fine della prima era nerd

Article by · 29 Maggio 2019 ·

In questo 2019 stiamo vedendo la fine di diverse saghe “nerd” come The Big Bang Theory, Game of Thrones, l‘Infinity Saga del Marvel Cinematic Universe e la prima trilogia Star Wars targata Disney.

I finali delle ultime due non possono essere considerati propriamente come tali perché l’MCU continuerà a fare film e una nuova trilogia di Star Wars (più vari spin-off) è già stata annunciata, ma si tratta, comunque, della conclusione di un ciclo importante per entrambe.

Sono quattro realtà di altrettanti generi e hanno in comune l’essere dei prodotti ai quali può facilmente essere affiancata la parola nerd. In questa sede vogliamo parlare di come queste storie hanno cambiato il mondo della narrativa, dando inizio (e fine) a una vera e propria epoca nerd.

Come siamo arrivati all’era nerd?

I film e le serie di cui parleremo in questo articolo hanno segnato il decennio e l’hanno cambiato, ma non creato: prima di questi, infatti, decine di film hanno mostrato come il racconto di genere (fantasy, sci-fi, supereroistico, ecc…) possa attirare e muovere un notevole pubblico.

Gli anni ’80 e ’90 sono stati pionieri e creatori di questa era nerd, regalandoci pellicole di diversi generi di grande successo firmate da grandi registi come Spielberg, Lucas, Scott, Zemeckis, Barton ecc… Lo stesso vale per gli anni 2000, con un incremento di film sui supereroi e l’avvento del fantasy classico (de Il Signore degli Anelli) e quello per ragazzi di Harry Potter. Tutto questo ha contribuito ad arrivare dove siamo oggi, anno in cui i nerd, come vedremo più avanti, non rappresentano più una nicchia. Non vogliamo dire che The Big Bang Theory sia stato più importante di Harry Potter o Ritorno al Futuro, ma è arrivato nel momento esatto in cui la cultura nerd è diventata di massa.

Se i primi nerd sono vissuti e nati negli anni ’80, negli attuali anni ’10 questi possono essere davvero circondati dalle storie che preferiscono. Non è un caso, infatti, se stiamo vivendo un forte ritorno degli anni ’80: questo decennio è la fine di un percorso cominciato anni fa, in cui i film di genere erano considerati (salvo alcuni casi) di poco valore.

The Big Bang Theory (2007-2019)

Quando è cominciato The Big Bang Theory andavano ancora in onda Scrubs e Lost, mentre Breaking Bad avrebbe fatto il suo esordio solo l’anno seguente. Era praticamente il paleolitico della tv, ripensandoci.

La fine di The Big Bang Theory: qual è e com’è – Spoiler!

La serie nasceva da un’idea semplice: un gruppo di nerd/outsider/freak incontra la persona con il carattere più opposto al loro, l’oca bionda. Si volevano mostrare due mondi diversi e in contrapposizione e contemporaneamente esplorare quello del nerd, che era sempre stato visto come un mondo “sfigato”.

L’ha fatto bene? Ni. Più volte è scivolato in errori, evidenziando l’impreparazione degli sceneggiatori a proposito degli argomenti trattati. D’altro canto, ha mostrato attraverso Penny quanto quel mondo fosse interessante, ricco di divertimento e cose esaltanti. Facendo un certo sforzo d’immaginazione, TBBT è stata una grossa pubblicità progresso sull’integrazione dei nerd (di cui stiamo parlando come se fossero animali rari, ma solo per semplicità) e la comprensione di tutto ciò che quella cultura aveva da offrire.

All’inizio veramente sembrava (e probabilmente era) una sottocultura, una nicchia in cui nessuno voleva stare, in cui erano tutti bambini (maschi) troppo cresciuti incapaci di intraprendere una relazione (stereotipi ne abbiamo?). Adesso siamo giunti ad un momento storico in cui essere nerd non vuole più dire essere gli sfigatelli, ma anzi, è quasi  diventato un pregio.

E in che modo TBBT ha aiutato questo cambiamento? A differenza delle altre saghe di cui parleremo nell’articolo, questa serie non è per nerd, è sui nerd. Un manuale che illustra le caratteristiche positive dell’amare i fumetti, la fantascienza e i videogiochi e che mostra a tutto il mondo che quelle cose non sono fighe per pochi eletti, ma per tutti.

Infinity Saga (2008-2019)

La saga si apre con Iron Man, Tony Stark, uno che probabilmente i nerd a suo tempo li pestava. Lo stesso Downey Jr., durante la scuola, aveva bullizzato un ragazzo perché leggeva un fumetto (di Iron Man). Eppure è da lui che nasce l’epoca d’oro del cinecomic, il nuovo genere che ha portato Endgame a essere il secondo film (per ora) più visto della storia del cinema. Queste pellicole hanno mostrato il potenziale dei fumetti e l’hanno riprodotto splendidamente su schermo, creando una serie di film adatta a un target che va dai 6 ai 50 anni.

Avengers Endgame: l’apice dell’epicità [recensione]

I primi due film dell’MCU non sono stati Spider-Man o Captain America: non è un caso che i primi siano stati Iron Man e Hulk (al di là dei diritti). Nessuno di questi ultimi è l’eroe classico, anzi; tutti noi abbiamo desiderato essere Tony, almeno una volta nella nostra vita. È affascinante, ricco, intelligente, il completo opposto di chi dovrebbe essere il suo target e infatti ha, piano piano, conquistato tutti.

La Marvel non ha mai fatto film per bambini o per nerd. Ha creato ottimi film d’azione, ricchi di esplosioni, combattimenti e di protagonisti indimenticabili. Così, una volta agganciati, ci ha mostrato diversi eroi più o meno classici e ci ha istruito a un genere, quello del cinecomic, che oggi conosciamo e guardiamo praticamente tutti. Nel 2019, non è strano vedere film della Marvel, bensì il contrario.

La Marvel ha ribaltato la nicchia, rendendo pop tutti i suoi personaggi: se prima in pochi conoscevano Iron Man, ora in pochi non lo conoscono. Sicuramente anche prima della Marvel Spider-Man era conosciuto da tutti, ma non aveva la forza comunicativa e di aggregazione che hanno i film del franchise americano oggigiorno.

Leggere i fumetti, conoscerli e apprezzarli, non è una cosa per poche persone strane, anzi, a leggerli sembri anche più figo perché conosci “la storia originale”. Se TBBT ha “insegnato” come essere nerd, l’MCU ha colto l’occasione per mettere in pratica quegli insegnamenti.

Game of Thrones (2011-2019)

Prima di parlare di GOT chiariamo un punto: parleremo solo della serie tv, perché è quest’ultima ad aver dato il maggior successo alla storia degli Stark e dei Targaryen.

Senza dubbio, Game of Thrones ha aiutato a dare nuova luce al fantasy, spogliatosi dell’idea fiabesca in stile Signore degli Anelli, (n.d.a. stiamo semplificando e NON criticando LOTR) e mostrando un lato più oscuro, reale e spietato.

Il fatto che la magia fosse agli estremi del mondo non è casuale, perché in quei luoghi il fantasy è quasi un contorno; ciò di cui parla la serie è il potere. Non c’è un cattivo da sconfiggere, ma conflitti d’interesse per raggiungere il trono, simbolo della supremazia e del comando.

Questo ha dato alle persone che non si sarebbero mai avvicinate al genere la possibilità di scoprirlo e, eventualmente, esplorarlo. Avevamo, infatti, anche parlato del fantasy di GoT, sottolineando che è un low fantasy (soprattutto durante le prime cinque o sei stagioni) e quindi “meno magico” del già citato LOTR e quindi più avvicinabile.

Quanto è fantasy Game of Thrones?

Sì, ma i nerd? Quando uscirono i film basati sull’opera di Tolkien, questi riuscirono ad attirare un pubblico molto più vasto di quello abituato a fruire di storie simili: è difficile che i non appassionati di fantasy si fossero mai addentrati così a fondo in un prodotto di questo genere.

E perché non sarebbe dovuta succedere la stessa cosa con GOT? Siamo nell’era di internet, nell’epoca nerd, all’interno della quale abbiamo anche prodotti simili. Negli anni abbiamo visto tutti i generi sviscerati e aperti a un pubblico più ampio: se il fantasy era solo per ragazzini o nerd, di GOT ne parla chiunque e in qualunque contesto, creando uno show in cui, come per l’MCU, è strano se non lo si guarda. Internet è probabilmente il motivo principale per cui si è diffusa la cultura nerd che, lentamente, ha coinvolto anche il cinema.

Star Wars (2015-2019)

Sì, anche qui valutiamo solo dall’acquisizione da parte di Disney: non perché questi film siano più o meno belli, ma perché hanno portato un nuovo entusiasmo e curiosità verso la saga. Indubbiamente, la Disney è maestra nel creare un’attesa e un interesse spasmodico per i propri film.

Star Wars è sempre stato per un pubblico vasto, fatto di grandi e piccoli. Il ritorno nel 2015, però, ha creato un’entusiasmo nettamente superiore a quello della trilogia prequel. Il perché è sicuramente dovuto a vari fattori, ma uno è stato sicuramente il periodo storico di cui stiamo parlando. Fare le maratone di serie, guardare moltissimi film e stare rinchiusi nella propria stanza anziché uscire è la norma e questo vuol dire che siamo più connessi e ci è più facile confrontarci con diverse comunità all’interno delle quali film classici come Star Wars vengono (giustamente) esaltati, creando curiosità e nuovi fan. In più, se tutto e tutti parlano di un film, ci si comincia ad interessare perché ci sarà un motivo se tutti ne parlano e lo guardano – a meno che siate i più fighi di tutti, quelli che non si interessano a cose mainstream. (Non che si debba essere dei pecoroni, però un po’ di curiosità è più che normale).

C’è da dire che Star Wars non è vera e propria fantascienza, ma un fantasy nello spazio (sia per lo sviluppo narrativo, che per i temi narrati), ma ha rappresentato, come GoT, un modo di avvicinarsi al genere.

Il film di Star Trek è uscito nel 2009, la nuova serie 8 anni dopo assieme a The Orville (che è sempre quella cosa lì, ma più leggera). C’è una ricerca della vecchia fantascienza sia perché è più facile investire su un brand che ha già avuto successo sia perché questo è il momento giusto per investire su prodotti che non sono più di nicchia.

Perché adesso?

Perché questa “rivoluzione” (tra mille virgolette) si è sviluppata in questo arco di tempo? Come abbiamo già detto, probabilmente grazie a internet, all’evoluzione della tecnologia (del cinema e domestica) e al massiccio investimento sui vecchi brand. Per fortuna c’è stata un’enorme rivalutazione delle storie di genere con la relativa riscoperta di storie fantastiche di cui ci si privava in base a un pregiudizio. Questi tipi di storie hanno portato a un’apertura mentale per cui ogni racconto ha valore a prescindere dal genere. Una dimostrazione di ciò è il film vincitore dell’Oscar 2018: La forma dell’acqua, un fantasy fiabesco.

Stiamo ignorando il lato negativo, ovviamente. Bisogna considerare che tutti abbiamo la possibilità di parlare di cinema – bellissimo, da un lato. Dall’altro è molto facile litigare e insultarsi per ogni minima cazzata. 

E il futuro?

Se ora siamo più aperti alle narrazioni di genere, d’ora in avanti dovremmo essere più aperti e tranquilli nel parlarne. Alcune persone sembrano soffrire del fatto che “ora sono tutti nerd ma nessuno lo è davvero” e che lo fanno solo perché va di moda.

Il fatto è che (parlando sempre per le storie) il termine nerd è stato quasi scardinato: siamo tutti affamati di nuovi prodotti, di qualunque genere, senza limitazione. Prendete Stranger Things, è l’esempio lampante di rimpianto nerd anni ’80.

Per il futuro ci auguriamo un mondo in cui tutte le storie siano criticate solo per il loro valore e potenziale, perché è giusto parlar male di un film brutto e bene di uno bello, ma è ancora più corretto farlo in maniera costruttiva. Essere nerd non vuol dire essere lo sfigato o il figo di turno, bensì non avere pregiudizi ed essere aperti alla possibilità di esplorare nuove storie.


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