Le Terrificanti Avventure di Sabrina Parte 2, Netflix e l’adolescenza [recensione]

Article by · 10 Aprile 2019 ·

Dopo appena pochi mesi, su Netflix è arrivata la seconda parte de Le Terrificanti Avventure di Sabrina a svelare i misteri lasciati insoluti dalla prima stagione. Quello che era partito come un remake della serie degli anni ’90 si è rivelato un prodotto unico che si rifà più alla sua versione fumettistica che al suo passato televisivo, riuscendo a dar vita a un prodotto perfetto sia per i vecchi fa, sia per quelli nuovi.

Cambio scuola, cambio vita, ma non troppo

Come si suol dire, anno nuovo, vita nuova. Alla fine della scorsa stagione Sabrina si trova costretta a dover firmare il Libro della Bestia, accettando quindi di dover servire il Signore Oscuro. Non che questo possa impedire alla nostra protagonista di cercare comunque la sua libertà. Anzi, malgrado il cambio di istituto Sabrina è ovviamente rimasta sempre la stessa, disposta ad affrontare a muso duro compagne di corso, sfide sessiste, Padre Blackwood e l’intero patriarcato. Se la prima stagione era iniziata con Sabrina che affrontava il preside della sua vecchia scuola, qui ci si ritrova con uno scontro simile eppure diverso. Questa volta ha meno alleati a sostenerla e dà così inizio a ciò che sarà la trama principale di tutta la parte 2: lei vs Blackwood.

È un classico dei prodotti per ragazzi e bambini trovarsi davanti ai protagonisti, giovanissimi, che sfidano a muso duro grosse istituzioni o uomini di potere. La seconda stagione de Le Terrificanti Avventure di Sabrina non fa eccezione, con l’aggiunta però di due dettagli che magari non la rendono unica, ma certamente più interessante. Prima di tutto, Sabrina è sola o quasi. Non ha buona parte degli alleati della stagione precedente e nemmeno la sua famiglia sembra del tutto disposta a sostenerla in questa sua crociata.
Il secondo punto, invece, è il fatto che molti dei personaggi fatichino a considerare valida o necessaria la scelta della ragazza di sfidare il sistema finché non è troppo tardi. “È sempre stato così, perché mai ora dovremmo metterci a cambiare le cose?” sembrano voler gridare alcune scene. Anche chi non si trova del tutto a suo agio nella società di maghi e streghe, infatti, preferisce adeguarsi e provare a piacere a chi è sopra, piuttosto che tentare di aggiustare la situazione.

Twilight fatto bene

Il triangolo amoroso, le sfide, essere speciali, perdere e riconquistare amici e famigliari, cambiare la realtà e provare a unire due mondi. Le Terrificanti Avventure di Sabrina è una lettera d’amore alle ragazze che sognano fanfiction. Ci sono buona parte delle classiche fantasie adolescenziali, riformulate per il 2019. Così l’eroina non rimane inerme in attesa del principe azzurro, ma prosegue con la sua vita. Lo scopo della sua esistenza non è trovare una grande storia d’amore, ma letteralmente salvare la sua famiglia, i suoi amici e il mondo.

Ovviamente non è oro colato e se la prima stagione riusciva benissimo a nascondere i suoi momenti più tendenti al trash e al cheesy, la seconda non ha più bisogno di farlo, tanto ormai i fan li ha. Così parte e prosegue senza alcun pudore, magari peccando di mancanza di originalità in alcuni punti o risolvendo i conflitti da personaggi con molta più facilità di quanto non dovrebbe essere concesso, ma non è per forza di cose un male. Davvero qualcuno avrebbe voglia di guardarsi tre ore di discussioni tra parenti invece di uno scontro tra streghe, per dire? Questa seconda stagione, più della prima, punta sull’essere facile scegliendo spesso la via comoda, ma c’è già abbastanza drama così.

Le Terrificanti Avventure di Sabrina e il mondo che cambia

Negli ultimi anni, il mondo delle serie TV si è fatto più grande, facendo sì che un prodotto, per rimanere nel cuore degli spettatori, o almeno nella loro watchlist, debba avere qualcosa di particolare e, soprattutto, riesca a essere in linea con il suo target. Sabrina ci riesce bene, come abbiamo già detto, senza però accettare qualche sfida diversa. Di base, questa serie è spudoratamente femminista, caratteristica che giustamente non prova neanche a nascondere. Ma non si tratta di un elemento che rimane solo nel conflitto principale, bensì in ogni momento viene utilizzato come stratagemma narrativo, per mettere in luce problemi che ci sono anche nella nostra realtà o, al contrario, buttare giù due semplici righe su come bisognerebbe agire in determinate situazioni.
Non nega che il mondo sia ingiusto, ma mette in chiaro il fatto che sia possibile aggiustarlo, basta volerlo. Non è una brutta ragione per guardare questa serie.


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