Solo: A Star Wars Story, la rotta di Kessel in 12 Parsec [NO SPOILER]

Article by · 24 Maggio 2018 ·

Solo: A Star Wars story è il secondo spin-off tratto dalla celeberrima saga fantascientifica creata da George Lucas. Il film di Ron Howard narra le origini del personaggio di Han Solo, l’iconico fuorilegge dal cuore buono, ai tempi interpretato da Harrison Ford.

Da una guerra stellare all’altra

Dall’ormai sempre più lontana nel tempo acquisizione da parte della Disney, il franchise Star Wars ha beneficiato di un grande ritorno sotto i riflettori. La possibilità (economica soprattutto) di una nuova trilogia ha permesso una nuova espansione dell’orizzonte cinematografico del brand; con l’annuncio, poi, di una serie di spin-off la ragnatela produttiva e le potenzialità narrative sono diventate praticamente infinite.
E così abbiamo avuto lo sporco e drammatico Rogue One a fare da apripista nel 2016, film che ha decisamente convinto pubblico e critica. Oggi ci troviamo tra le mani una nuova iterazione di questo formato antologico, una origin story tutta dedicata ad Han Solo, un personaggio che definire iconico per la storia del cinema porterebbe  a sminuirlo.

È necessario, tuttavia, fare i conti con le difficoltà produttive dietro la lavorazione del film. I primi registi al timone di Solo erano Phil Lord e Chris Miller, menti geniali dietro al riuscitissimo The Lego Movie; la loro visione del film era probabilmente troppo autoriale per la Disney, che li allontana nel mezzo delle riprese e chiama Ron Howard a rapporto. L’ei fu Richie Cunningham rimette in sella la pellicola, rigirando molte scene e trasformandolo in corso d’opera in un suo film.

Un soggetto delicato – Han è un personaggio che va toccato piano per ciò che rappresenta – e una produzione travagliata: è il mix perfetto che preavvisa un disastro?

Cowboys and Wookies

Non si può definire assolutamente un disastro, ma nemmeno un film audace. Solo: A Star Wars Story, per la prima volta dal rilancio della saga, si presenta come un film ultra-conservativo nella sua struttura.

Dove The Force Awakens, infatti, reinterpretava in chiave contemporanea la narrazione degli albori del franchise ripartendo da un universo solido e conosciuto, The Last Jedi rivoluzionava quello stesso universo alle sue fondamenta, giocando coraggiosamente su alcuni punti fermi della saga (dividendo, inevitabilmente, il pubblico e il fandom). Di Rogue One si è già detto: calato in un’atmosfera dark e molto adulta rispetto al canone è da molti considerato uno dei migliori. Nel bene o nel male questi film hanno fatto discutere e saranno ricordati per la loro capacità di osare.

Solo non avrà di questi problemi: il film di Howard è un’origin story classica, con una trama fin troppo rigida e prevedibile, come tanti blockbuster dei nostri tempi.

Il giovane eroe che sogna le stelle ha una provenienza umile; non per niente il suo famoso cognome non è altro che un aggettivo che lo identifica. Han (Alden Ehrenreich) si arruola per diventare un pilota ma finisce per unirsi a una banda di criminali tra cui spicca Tobias Beckett (Woody Harrelson), che finirà per diventare anche il suo mentore. Il primo incontro con Chewbacca, l’amico di una vita, è frettoloso e si dimentica troppo rapidamente, così come è mal gestito il ritorno di Qi’ra (Emilia Clarke), l’amore perduto del protagonista. Ben più interessante l’incontro/scontro con Lando (un Donald Glover sulla cresta dell’onda) e la missione che li porterà fino a Kessel.
Menzione d’onore in questo sgangherato e male assortito gruppo per L3-37, lo spassoso droide a cui dà movenze voce Phoebe Waller-Bridge.

Per un pugno di crediti

Sebbene il film sia a tratti molto divertente e non si dimentichi di respirare ad ampie boccate l’atmosfera tipica della saga, si ha sempre la sensazione che manchi qualcosa. La regia è troppo distaccata; il protagonista non riesce ad imporsi sul personaggio come faceva Harrison Ford; la trama è debole e i colpi di scena scontati. Alcune scene d’azione tuttavia – la rapina al treno per esempio, una delle tante citazioni al mondo western – meritano da sole il prezzo del biglietto e forniscono il giusto grado di spettacolarità richiesto da una produzione così importante.

A questo proposito i fan avranno di che gioire, grazie al gradito ritorno di uno dei personaggi secondari della saga più amati di sempre. Che, tra l’altro, lascia intendere la volontà di sviluppare dei sequel (l’attore protagonista ha addirittura firmato per tre film).
Speriamo solo che siano migliori di questo.


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