The Dirt: un film che merita di più

Article by · 1 Aprile 2019 ·

Il 22 marzo 2019 è uscito su Netflix The Dirt, il film sulla band metal degli anni ’80 Mötley Crüe. ATTENZIONE: sono presenti SPOILER del film.

Il film è divertente, non annoia mai e tiene incollati allo schermo grazie a tutte le follie dei membri della band, ma, nonostante l’ottima fattura della pellicola, è improbabile che possa raggiungere un elevato successo. Abbiamo raccolto quattro punti sul film, due pro e due contro, per capire il perché di tutto questo.

1. Sesso, droga e rock’n’roll

Per certi versi ricorda The Wolf of Wall Street: tutti, per almeno un secondo, abbiamo desiderato essere Jordan, pieno di soldi, donne e divertimento. Essere uno dei Mötley Crüe, forse, è anche meglio. Prima di tutto perché è legale, non c’è nessuna truffa e poi, esiste un lavoro migliore della rockstar? Una vita passata tra feste, donne e droga in cui ogni sera fai un concerto davanti a migliaia di persone. Si può avere di meglio? Ogni scena è più assurda di quella prima, ogni festa è più estrema di quella prima. Durante la visione si è sempre più curiosi di sapere cosa si inventeranno i Crüe per fare ancora più casino. Sono anche loro stessi a dire che per le rockstar fare casino con il tempo diventa uno status quo; per loro era semplicemente normale.

Giustamente, il film mostra anche gli aspetti negativi della frenesia di questa vita, quanto possa essere logorante e alienante e lo fa senza insegnamenti morali. C’è una scena in cui seguiamo la giornata tipo del batterista della band, Tommy Lee. Non c’è un attimo in cui non sia ubriaco, non c’è un momento in cui si gode ciò che sta vedendo; è tutto frenetico anche quando non dovrebbe esserlo e l’unico modo che ha il manager della band per farlo dormire è picchiarlo e legarlo al letto.

2. Rompere la quarta parete

È sempre uno stratagemma vincente e lo fanno in modo divertente. L’esempio più chiaro è rappresentato dal momento in cui fanno sparire uno dei due manager della band per scopi narrativi e lo dicono. Il narratore parla con noi e dice che l’hanno tolto per rendere le cose migliori. Quasi come se ti spiegassero che questo film non è solo per raccontare la loro vita, ma per divertire il pubblico. Loro hanno fatto intrattenimento per anni con la musica e ora lo fanno con il cinema, mostrandoci la loro esperienza.

In più, tutti i membri della band parlano almeno una volta in camera mai, ma questo non spezza il ritmo del film, anzi, aiuta a empatizzare e a sentirsi un membro della band (soprattutto un loro fan).

3. Posto sbagliato, momento sbagliato

Il paragone con Bohemian Rhapsody è quasi inevitabile: sono usciti a pochi mesi di distanza e, in più, il film di Bryan Singer ha portato a casa anche quattro Premi Oscar. Ovviamente anche la fama della band è differente e l’unico gruppo che potrebbe competere con i Queen, probabilmente, sono i The Beatles.

Inoltre, i film Netflix non sempre hanno il risalto che meritano, perché ne escono tantissimi ogni anno. Ovviamente ci sono le eccezioni, ma sono sempre casi particolati: Roma, per esempio, ha avuto questo risalto perché diretto da Cuarón, è uscito al cinema e c’è stata l’anteprima a Venezia.

4. La mancanza di un vero leader

Il protagonista del film è il bassista, Nikki Sixx, ma il film non tratta della sua vita, (sono tutti allo stesso livello). Per citare nuovamente Bohemian Rhapsody, si trattava di un film prima su Freddie Mercury e poi sul resto del gruppo. The Dirt, invece, pone tutti sullo stesso livello e non c’è una personalità che spicca. O meglio, spiccano tutti e quindi è come se non lo facesse nessuno. Questa non per forza è una debolezza, anzi, dà forza al film, ma al tempo stesso non c’è qualcuno a cui ti senti più vicino durante la visione. Sicuramente Nikki è quello con un minutaggio maggiore, ma non ha la forza del protagonista indimenticabile.

Questi sono i quattro punti che ci sono sembrati rilevanti per fare un’analisi un po’ diversa di un film praticamente impeccabile – per quello che voleva e doveva essere.


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