The Good Fight 3: ancora una volta dalla parte giusta [recensione dei primi due episodi]

Article by · 29 Marzo 2019 ·

The Good Fight è lo spin-off della celeberrima serie legal The Good Wife. Va in onda dal 2017 negli Stati Uniti sul servizio di streaming CBS All Access e in Italia su TIMVision. Da un paio di settimane è cominciata negli States la terza stagione della serie.

Quando lo spin-off è meglio dell’originale

Spin-off che sono meglio delle serie madri. Sembra un controsenso, e capita raramente. Eppure, quando questo accade, nascono delle vere e proprie gemme.
Per fare un esempio recente molto noto, basti pensare a Better Call Saul. A partire da un personaggio importante, ma non fondamentale, della pluripremiata e acclamata Breaking Bad, Vince Gilligan ha creato un prodotto televisivo ancor più stratificato e innovativo di quest’ultima. La serie con protagonista Bob Odenkirk è un prequel che, oltre ad espandere l’universo narrativo già delineato da cui ha origine, si pone in controtendenza, proponendo una storia apparentemente simile alla parabola discendente nella quale si imbarca Walter White, ma nei fatti estremamente diversa. Gilligan, dunque, non si limita a riproporre schemi già conosciuti, ma tende a raccontare una storia nuova, con ritmi diversi e con tematiche che solo tangenzialmente si ricollegano alla serie madre.
Non è difficile paragonare questa esperienza a quella di Robert e Michelle King, che con The Good Fight dimostrano di essere, oltre ad ottimi scrittori televisivi, i migliori interpreti della società contemporanea americana.

Una lente per capire la politica

La continuità autoriale sembra, quindi, essere uno degli elementi che fanno sì che uno show derivato da un altro ripeta il successo dell’originale. In realtà non è così semplice e questo non può essere sufficiente.
I coniugi King hanno sì estrapolato alcuni tra i migliori personaggi da The Good Wife, ma il vero colpo di genio è quello di averli calati in una struttura narrativa simile, ma a conti fatti completamente nuova. The Good Fight, infatti, è uno show estremamente politico. Un legal drama che nelle prime due stagioni ha mostrato la capacità unica di attingere alle dinamiche della realtà politica americana dell’era Trump per caratterizzare storie e personaggi che compenetrano le tematiche dell’attualità. La seconda annata dello show, soprattutto, ha sottolineato la crisi del mondo liberale in un mondo che si sta sgretolando lentamente sotto il peso del compromesso e della corruzione. Una realtà insostenibile, nella quale la legge e il rigore democratico lasciano il posto alla sopraffazione del prossimo e alla guerra di tutti contro tutti. Un dibattito quasi ideologico che si riflette direttamente sulla società e sul popolo americano. Le intimidazioni nei confronti degli avvocati (“kill all lawyers”), il confronto tra le posizioni politiche dei soci della Reddick, Boseman & Lockhart, i vari casi che coinvolgono cause di discriminazione razziale, impeachment nei confronti del presidente, accuse di molestie sessuali, tutti temi e problemi che viaggiano pari passo con il mondo in cui viviamo.

La terza stagione

La terza stagione riparte proprio da queste solide basi per espandere ulteriormente il discorso cominciato nelle annate precedenti.
Diane è sempre più ossessionata dalla trasformazione dei rapporti sociali e professionali che Trump ha portato con il suo insediamento. Se la fine della seconda stagione aveva rappresentato una sorta di accettazione di questo status, gli eventi della première portano la donna a scegliere di combattere il degrado del sistema politico. A rafforzare la sua vena anti-repubblicana ci pensano le frequentazioni pericolose di suo marito Kurt, che rimane ferito durante una battuta di caccia organizzata proprio dalla famiglia Trump.
Ma non è solo Diane a trovarsi in una situazione scomoda.
A sconvolgere la routine dello studio, infatti, si pone la spinosa questione della scoperta di ripetuti abusi sessuali perpetrati dal suo deceduto co-fondatore, Lance Reddick, ai danni di donne che lavoravano per lui. La patata bollente che si ritrovano tra le mani i soci fa esplodere la tematica degli NDA, ovvero gli accordi di riservatezza che vengono fatti firmare dalle vittime per essere “messe a tacere”. The Good Fight ripropone, al fine di spiegarlo senza essere troppo didascalica, lo stratagemma narrativo del corto animato, una soluzione che pare abbia scelto di trasformare in un format. Una scelta interessante e innovativa che va a sovrapporsi agli altrimenti noiosi e lunghi spiegoni necessari per gli spettatori meno informati.

Le storie battono i fatti

Il secondo episodio prosegue sulla scia positiva intrapresa dal suo precedente e introduce uno dei nuovi personaggi della stagione. L’eccentrico e diabolico avvocato Blum (che afferma di ispirarsi a Roy Cohn, per intenderci) è interpretato da un Michael Sheen in stato di grazia, una gradita aggiunta al cast che si impone subito come un possibile antagonista dello studio e di Maia, altra assoluta star dell’episodio. Il personaggio interpretato da Rose Leslie (la rossa Ygritte di Game Of Thrones) è dapprima alleata di Blum, ma in brevissimo tempo imparerà a prendere le distanze dai suoi metodi poco ortodossi e del tutto illegali e finirà per affossarlo in aula. Sarà interessante vedere nel corso della stagione come la filosofia distorta dell’avvocato sarà contrastata dagli ideali nobili dello studio. Una sfida che si preannuncia avvincente sin dalle sue prime battute.
A proposito di ottimi personaggi femminili, in altro luogo troviamo Lucca che si barcamena tra la cura del suo neonato e le aspirazioni di carriera all’interno dello studio. Il suo dialogo/monologo con il figlio che, ovviamente, non può capirla, è emblematico delle difficoltà che le madri hanno nelle loro scelte di vita; allo stesso tempo Lucca è un personaggio che dimostra una forza d’animo e un’ambizione tale da permetterle di scegliere ciò che davvero desidera.

In definitiva, la terza stagione di The Good Fight si propone nuovamente come un eccellente interpretazione dell’era post-Obamiana, con tutte le sue contraddizioni.


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