The Night Of: System and Society

Article by · 17 Marzo 2017 ·

La giustizia e l’inadeguatezza del sistema

The Night Of  è la storia di un giovane studente pakistano che, dopo una notte passata con una ragazza, viene incolpato del suo omicidio, dopo che quest’ultima viene trovata morta. Naz (Riz Ahmed) è confuso e agisce in modo ingenuo, comportamento che rafforza la convinzione del detective Dennis Box (Bill Camp) della sua colpevolezza. Mentre Naz attende l’esito del processo in carcere, il caso viene seguito dall’avvocato fallito John Stone (John Turturro), insieme alla giovane e inesperta avvocatessa Chandra Kapoor (Amara Karan). I due tentano in ogni modo di costruire una difesa robusta per un caso difficile.

Nonostante la semplicità della trama, Steven Zaillian (sceneggiatore e regista) ci racconta il lato grigio del sistema giuridico americano che si intreccia con l’impotenza dei personaggi di fronte a ciò che gli succede.

In The Night Of il sistema giuridico statunitense è presentato come incapace di scoprire la verità: il finale ci lascia un profondo senso di insoddisfazione e disagio. Non c’è una grande rivincita dei “buoni” e un’epica scarcerazione del protagonista, non c’è nemmeno un finale triste e drammatico nel quale un’ingiustizia colpisce un innocente che passerà il resto della sua vita in prigione. C’è un pareggio di sei giurati contro sei che non riesce ad accordarsi su quale sia la sentenza migliore per il giovane Naz. E sì, il protagonista viene scarcerato, ma l’esito del processo è una mera casualità. Quello che è rappresentato è la caoticità della vita, piena di imprevisti e situazioni, sulle quale nessuno ha alcun controllo.

Tutti i personaggi vengono travolti dagli eventi e non agiscono, ma si limitano a reagire: Naz, in attesa di processo, è costretto al cambiamento per poter sopravvivere all’interno della prigione; John non riesce a curare la propria dermatite con la medicina moderna, quindi prova la medicina tradizionale cinese e all’inizio sembra funzionare; i genitori di Naz fanno ciò che viene loro richiesto, sperando il meglio per il figlio, ma non agiscono mai, attendono. La madre e il padre sono i personaggi che più degli altri mostrano la confusione di fronte a ciò che sta accadendo al figlio, non hanno la minima idea di che fare, nè tantomeno cosa pensare.

Quest’aura di sentimenti imprecisi avvolge tutta la storia: Naz fa ciò che pensa debba fare per sopravvivere in prigione, ma non ha idea di quale sia il risultato: nei pochi momenti in cui non deve mostrarsi forte lo vediamo impaurito e confuso. John, dopo aver fatto uso della medicina cinese, crede di aver risolto il proprio problema di dermatite, ma esso si ripresenta ugualmente: come mai? È sconcertante come l’usuale rapporto causa-conseguenza non funzioni: quando l’intuito e la conoscenza non bastano, è lì che scopriamo la vita nella sua complessità, nel suo dolore e anche, quindi, nella sua completezza. In questa onesta visione dell’esistenza, il sistema giuridico e sociale dovrebbe aiutarci – ma esso non ci dà i risultati da noi cercati. E da qui acquistano senso anche scelte che possono sembrare bizzarre, come il bacio tra Naz e Chandra, apparentemente insensato, che riflette, però, il mondo in cui ci troviamo.

È quindi questo il momento in cui ciò che importa è prendersi cura del gatto. C’è chi pensa che il gatto sia Naz, chi invece crede sia John stesso, chi ancora pensa che questa sia la tragica storia di un gatto che ha assistito a un brutale omicidio e che sia l’unico testimone. Ciò che importa è che John ha bisogno di prendersi cura del gatto perché nel momento in cui il sistema fallisce, è altrove che dobbiamo riporre la nostra fiducia e dove, se non nel credere di fare la cosa giusta? Come è giusto che quel gatto non venga lasciato al proprio destino, John ha bisogno di credere che possa salvare Naz: allo stesso modo, il detective Dennis sente la necessità, quando verso la fine è in dubbio sulla colpevolezza di Naz, di trovare il vero colpevole e fare giustizia.

Non ci sono antagonisti nel racconto, ciascuno interpreta il proprio ruolo al meglio delle sue possibilità, senza malvagità alcuna: i colleghi tassisti, per quanto toccati dalla vicenda del figlio del proprio collega, non vogliono più condividere il taxi con il padre di Naz; l’ex moglie di John è coscienziosa e si preoccupa per l’ex marito; il detective svolge il suo lavoro onestamente. Ma i personaggi sono costantemente infelici perché le loro azioni portano solo risultati insoddisfacenti: il sistema è inadeguato a trattare la totalità dei casi specifici.

Non esistono eroi, perché i personaggi non compiono scelte attive e indipendenti dal contesto – ognuno di essi è il risultato di come il sistema a cui ciascuno fa riferimento li plasma, che sia esso la famiglia, la polizia, la prigione, la giustizia, la criminalità. Così anche i pochi atti di libertà che i personaggi compiono portano spesso a risultati disastrosi – e invece di liberare, intrappolano e reprimono. Il “furto” del taxi del padre porta all’inizio di tutta la vicenda, il bacio tra Naz e Chandra porta all’esclusione di quest’ultima dal processo e alla compromissione della sua futura carriera. Solo il prendersi cura del gatto è esente da risultati negativi. È la sola cosa che tiene a galla la volontà di John e gli dice che c’è speranza che le proprie azioni qualcosa, alla fine, possano cambiare.

The Night Of, tratto dalla serie britannica Criminal Justice, riesce a comunicare intensamente come ogni atto di libera volontà non sia rilevante al fine di un ottenere un risultato positivo, la giustizia “onesta”. Tuttavia, se John e Chandra non avessero provato duramente e creduto in Naz, al di là della sua innocenza, probabilmente sarebbe stato condannato. Non è quindi inutile continuare a provare e provare, con la consapevolezza, però, che si otterranno sempre risultati imprecisi.

 

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