The Titan: quando l’evoluzione diventa involuzione

Article by · 31 Marzo 2018 ·

The Titan è l’ultimo film di fantascienza di Netflix con Sam WothingtonTaylor Schilling. Anche in questa recensione però non possiamo far altro che parlare male della pellicola del più famoso portale streaming al mondo.

Una trama decente

La trama, anzi, l’idea di partenza è più che interessante. L’umanità rischia di estinguersi perché la Terra sta morendo, quindi l’unica soluzione è trasferirsi su un altro pianeta. Il più simile alla Terra è Titano, un satellite di Saturno. Allo stato attuale, però, l’umanità non può sopravvivere su quel satellite e dato che non è possibile terraformarlo l’unica soluzione è far evolvere l’uomo in modo che possa sopravvivere nel nuovo ambiente. Quindi il Governo Americano (e chi se no?) decide di avviare degli sperimenti su soggetti selezionati per adattarli alla vita su Titano.

Il film parla di Rick (Wothington), uno dei soggetti che viene sottoposto all’esperimento, e della moglie Abigail (Schilling) che ha il compito di stargli accanto.

Personaggi pessimi

E se le basi di partenza sono promettenti, dopo massimo venti minuti si capisce che oltre a quello non c’è niente. In primis perché i personaggi sono piatti, poi perché gli eventi a volte sembrano casuali.

Partiamo da Rick, il quale è il tipico soggetto che incarna il sogno americano: bello, muscoloso, che ha servito il suo paese, sposato felicemente con una bella donna e con un figlio sui 10 anni. Ma sinceramente… a chi è che piace ancora questo tipo di personaggio? Ormai è visto e rivisto e soprattutto è noioso perché è perfettino. E non avendo qualcosa che lo renda unico, per quale motivo noi spettatori dovremmo empatizzare con lui? Inoltre, cosa lo spinge a partecipare a questa sperimentazione?

Ora, l’obiettivo è super importante, deve salvare l’umanità da morte certa e quindi voler partecipare agli esperimenti gli fa più che onore. Ma perché lo fa veramente? Insomma, la posta in gioco è veramente alta perché potrebbe (in ordine casuale) morire, impazzire, abbandonare per sempre la sua famiglia, uccidere qualcuno, perdere la propria umanità o perdere uno dei cinque sensi. Cosa lo distingue dagli altri che fanno la sperimentazione? Perché seguiamo proprio lui e perché dovrebbe essere lui a riuscire ad andare su Titano?
La risposta è boh.

Poi c’è Abigail… è anche peggio perché per tre quarti del film ha solo due obiettivi: essere una buona moglie ed essere una buona madre. Ora, un paio di momenti in cui ricorda di essere un personaggio e non un appendice ce li ha, ma non possono essere letteralmente due (di cui uno relativamente inutile) e poi per il resto del tempo essere una medusa che si fa trascinare senza poter decidere cosa fare o dove andare.

Inoltre, in tutto il film non si capisce quanto tempo in questo futuro ci metterebbero ad andare su Titano. Non sappiamo se Rick una volta andato lì potrà mai tornare indietro o quanto ci metteranno a trasformare il resto della popolazione. Insomma, come mai loro due sembrano una normale coppia felice e non sono preoccupati dal fatto che probabilmente si diranno addio dopo la sperimentazione? Perché è probabile che lui muoia durante la sperimentazione oppure si trasferisca per sempre su un altro pianeta… e chi gli dice che anche la moglie e il figlio ci riusciranno?

Evviva le mogli

E se Abigail ogni tanto si rende utile, le altre mogli sono solo personaggi femminili inseriti per avere un po’ di parità dei sessi. Gli autori si sono sforzati di mettere un paio di donne anche tra i soggetti, ma una si vede solo quando muore e l’altra (che è Nathalie Emmanuel, ovvero Missandei di GoT) ha un marito che, per evitare si confonda con i soggetti super tosti, lo si vede il 50% delle volte in cucina. C’è una distinzione netta tra soggetti e mogli: non ci sono scene dove siano tutti assieme e sembrino pari. I maschi sono sempre un gradino più su. E anche il personaggio di Missandei non ha praticamente nulla di particolare quindi, perché ci dovrebbe interessare? 

Netflix… così non ce la facciamo più

E per l’ennesima volta ci troviamo a parlare male di uno dei film di NetflixLa fantascienza dovrebbe essere uno sguardo critico sulla nostra società, ma qui il messaggio non arriva perché il tema non è raccontato con forza. Questo film a tratti ricorda Split, dove c’è anche lì un esperimento che poi sfugge di mano.  Però in Split l’uomo che gioca a fare Dio e ne paga le conseguenze: non solo è visibile, ma lo viviamo come se fossimo con i personaggi. Qui non c’è una vera critica perché i personaggi non sono reali, non c’è qualcuno di “buono” che però sbaglia: la trama trascina i personaggi e non il contrario.

PS: Il finale non ha un senso ben definito, ma di questo non c’è da stupirsi.


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