Tuca e Bertie, avere trent’anni e sentirli tutti su Netflix [recensione]

Article by · 12 Maggio 2019 ·

Ogni mese Netflix tira fuori serie nuove e questo già lo sappiamo. Questa volta, tra i tanti titoli, è spuntato anche Tuca e Bertie, serie animata di Lisa Hanawalt di Bojack Horseman. Ed è sempre attraverso degli animali antropomorfi negli Stati Uniti che questa serie ci parla di un mondo che spesso in televisione sembra non esistere: l’amicizia tra donne adulte.

Tuca e Bertie vs il Mondo

Le due uccelline protagoniste sono migliori amiche da tempo. Tuca è un tucano completamente fuori di testa ed è l’esempio della persona esuberante per eccellenza. All’apparenza è quel tipo di donna che non si preoccupa di cosa pensi il mondo, capace di affrontare qualsiasi cosa e più concentrata a fare festa che preoccuparsi di crescere. Bertie è l’opposto (e un passero). Tranquilla, stabile, con un lavoro sicuro e un compagno con cui convive. È proprio questo che dà inizio alla storia: le due, dopo essere state coinquiline per anni, si trovano a dover vivere separate ora che Bertie convive con Speckle, il suo ragazzo.

Le due sono ovviamente una l’opposto dell’altra, di quelle accoppiate che finché non si trovano a dover avere a che fare con il mondo dei grandi sembrano perfette ma che vengono distrutte non appena ci si trova davanti a qualche tipo di responsabilità o impegno. Qui, ovviamente, non succede. Qualsiasi cosa si trovi davanti alle due, Tuca e Bertie sono in grado di affrontarla. Non senza difficoltà, però.

Cosa vuol dire essere adulti?

Le due protagonista hanno trent’anni e non sanno che fare della loro vita. Quella più in crisi, a una prima occhiata, è Tuca, ovviamente. Senza lavoro e mantenuta da una zia ricca che la considera solo una patetica fallita, Tuca sembra pronta per farsi trovare morta d’overdose da qualche parte, mentre Bertie dovrebbe avere tutto sotto controllo, con due lavori e un compagno. In realtà, se Tuca è la risposta alla domanda “com’è una persona che sa cosa non vuole fare, ma non cosa vuole fare?”, Bertie è la personificazione di chi fa le cose perché è così che vuole il mondo. Entrambe, in un modo o nell’altro, sono una rappresentazione niente male dell’avere trent’anni in un mondo che non sa bene cosa farsene dei suoi abitanti.

L’una e l’altra, in modi diversi, non sono mai nel posto giusto al momento giusto, tranne quando sono assieme.

La vita è difficile e il mondo pieno di colori

E Netflix lo sa. Ed è più difficile senza un’amica. Tuca e Bertie, senza troppi giri di parole, parla di essere donne ed essere obbligati a comportarsi da adulti, senza tralasciare niente. Si passa dalle molestie sessuali, alla difficoltà a rapportarsi con le figure di potere, le aspettative che ha il mondo verso determinate persone e viceversa. Tutti sembrano sempre più felici di quanto non siano, il lavoro sempre più facile quando viene fatto dagli altri e, in generale, la vita sembra sempre più piena di significato quando viene vissuta da terzi. Il terrore di alzarsi un mattino e rendersi conto di aver perso di vista il punto, essendo diventati solo uno dei tanti automi guidati dalla routine, insensibili a ciò che prima faceva battere forte il cuore, è uno dei temi principali di questa serie.

Entrambe le protagoniste sono divise tra ciò che sanno di volere e quello che dovrebbero volere. Conflitto che, andando avanti, diventa sempre più palese su Bertie, adulta nei modi ma non nello spirito. Così, puntata dopo puntata, i ruoli delle due cambiano, con Speckle, il compagno di Bertie, a fare da unico punto fisso, finché perfino lui finisce per non esserlo più. Ed è una delle tante caratteristiche fighe di questa serie: il mondo si muove, i personaggi pure. Se sono comparse nella vita delle protagoniste, lo stesso vale per Tuca e Bertie nella vita degli altri. Non si tratta di cambiare il mondo, ma di non lasciare che il mondo cambi in peggio noi, riuscire quindi a viverci dentro mantenendo la propria essenza. Questo non significa non crescere, ovviamente, ma farlo per migliorare se stessi e non solo perché è così che deve essere.

Un punto all’animazione

Essendo una serie animata non si può non parlare dell’animazione. Oltre a, per il vero, pochi esseri umani e molti animali antropomorfi, qui ci sono anche le piante e, di tanto in tanto, perfino degli oggetti senzienti. Se si dovesse fare una descrizione semplice per chi ha visto l’altra serie di Hanawalt, il modo migliore sarebbe dire che è “Bojack sotto acidi”.

Il potere dell’animazione è usato al suo massimo. I colori e il movimento, assieme alla possibilità di rompere le leggi della fisica e della logica, vengono sfruttati per permettere ai personaggi di esprimere sentimenti ed emozioni, parlare di ricordi più o meno dolorosi e lasciare agli spettatori la possibilità di immergersi nella sfera emotiva di chi sta raccontando o venendo raccontato. Una storia come questa si sarebbe potuta fare in molti modi diversi, ma pochi, forse nessuno, sarebbero potuti riuscire a raccontarla così espressivamente. D’altronde, si dice che un’immagine vale più di mille parole. E  l’animazione è fatta di immagini.


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